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Saper dire no anche ai più piccoli

Man mano che il bambino cresce, iniziando a compiere in autonomia movimenti finalizzati a uno scopo e ad esplorare l’ambiente che lo circonda, emergono all’interno della famiglia numerosi interrogativi sull’educazione e la disciplina. Sappiamo che è bene intervenire per guidare i comportamenti del bambino fin dalla più tenera età, e non soltanto in merito ai comportamenti più pericolosi (pensiamo a un “no” nel momento in cui il piccolo sta per toccare qualcosa di caldo), ma anche per tutto ciò che riguarda il rispetto degli altri e l’educazione. Quando i bambini imparano a muoversi nello spazio, gattonando o camminando, si trovano inconsapevolmente esposti a maggiori stimoli e pericoli e necessitano sempre più della guida dei genitori per distinguere ciò che è bene fare da ciò che non lo è. Inoltre, con il trascorrere dei mesi, i bambini consolidando sempre più importanti competenze, come la memoria, che consente loro di ricordare ciò che gli è stato detto. Affinché i primi “no” siano utili ed efficaci è importante che i genitori abbiano bene in mente l’età del piccolo e vivano questa fase come un’introduzione alla disciplina, con la consapevolezza che ci vorranno anni affinché un bambino acquisisca competenze quali distinguere il giusto dallo sbagliato, comprendere ciò che è bene per la propria sicurezza, avere rispetto per gli altri e autocontrollo.
Quando il bambino è piccolo è importante prestare particolare attenzione al modo in cui si trasmettono questi insegnamenti. Innanzitutto bisogna tenere a mente che è fondamentale manifestare spesso al bambino il proprio amore, ricordando sempre che non si sta criticando il bambino in sé, ma si sta correggendo un suo comportamento. In questa fase il piccolo, ancora poco consapevole dell’effetto dei suoi comportamenti, esplora il mondo che lo circonda attraverso tentativi ed esperimenti; è bene, quindi, evitare di attribuirgli intenzioni negative, farlo vergognare o criticarlo, poiché si rischierebbe solamente di ridurre la sua stima in sé stesso. Per ottenere i migliori risultati è utile modulare il proprio intervento sulla base del carattere del bambino: alcuni bambini rispondono meglio a un tono di voce pacato, altri non si fermano se non con un tono di voce fermo e deciso, mentre altri ancora necessitano di essere fisicamente allontanati dai pericoli. Anche quando il bambino risponde prontamente alle indicazioni dei genitori, essendo che si tratta di una prima fase dell’educazione alla disciplina, è importante mantenere sempre un occhio vigile su ciò che accade, evitando di dare troppe responsabilità al bambino (quindi, anche se il piccolo sembra aver capito che un oggetto di vetro non deve essere lanciato per terra o che una fiamma non deve essere toccata è bene non lasciarlo solo con questi oggetti).
Affinché un bambino apprenda le regole è utile che i genitori siano il più possibile coerenti, pazienti e pronti a ripetere molte volte il messaggio; al contrario, messaggi contraddittori (come permettere al bambino di toccare lo stereo un giorno e sgridarlo se lo tocca il giorno dopo o dire al bambino di non prendere il pane e poi non fare nulla nel momento in cui lo prende senza ascoltarci) generano confusione e tolgono credibilità ai “no” di mamma e papà. Anche un uso eccessivo della parola “no” rischia di far si che perda di valore, infatti, anche se un bambino piccolo si espone facilmente a rischi e azioni da correggere, è importante evitare di riprenderlo continuamente, altrimenti tenderà a sentirsi frustrato e arrabbiato, a limitare la propria curiosità o a ignorare le indicazioni dei genitori. Come fare quindi per guidare i comportamenti del piccolo? Quando è possibile è utile utilizzare altri metodi per indirizzare i comportamenti del bambino, ad esempio mostrando il comportamento corretto (proviamo quindi a dire “guarda come usa la mamma il cucchiaio” anziché “no, non farlo!”) o spostando l’attenzione del bambino proponendogli oggetti o attività alternative (“questo bicchiere è troppo fragile, ma per giocare puoi usare queste belle tazze colorate, preferisci quella rossa o quella gialla?”). Con l’obiettivo di rinforzare i comportamenti positivi, è utile ricordarsi di enfatizzare e premiare la messa in atto dei comportamenti desiderati (come smettere di fare una cosa quando gli viene chiesto) con esclamazioni ed elogi. Infine, ogni tanto, è bene prendersi del tempo per valutare, magari insieme all’altro genitore, se le regole definite sono adeguate per il bambino e per la sua fase di crescita. Infatti, un’educazione troppo permissiva o incoerente rischia di rendere il bambino insicuro e in balia delle sue emozioni, mentre un’educazione troppo rigida rischia di creare eccessive tensioni e ridurre l’autostima e la curiosità del bambino. In una situazione ottimale dovrebbe essere presente una disciplina sufficiente per educare il bambino facendolo al contempo sentire tranquillo e sicuro poiché consapevole che la mamma e il papà gli vogliono bene e si occupano di fornirgli limiti e protezione.