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L’età dei perché

A partire dai due anni, quando cioè il bambino affianca alla consapevolezza del mondo che lo circonda l’acquisizione delle basi del linguaggio, inizia un periodo che si caratterizza per la tendenza a porsi (e a porre agli altri) molte domande sulla realtà circostante. Questa fase, spesso conosciuta come “età dei perché”, può mettere a dura prova i genitori, che si trovano a dover rispondere a quesiti anche insistenti o a volte ripetitivi. Tuttavia bisogna sempre tenere a mente che le domande nascono dalla curiosità e dall’interesse che i bambini provano per ciò che li circonda. Infatti, proprio in questa fase, i bambini sono impegnati in continue ed entusiasmanti scoperte che li portano ad arricchire le loro competenze e a ricercare continuamente nuove informazioni. Già l’atto in sé di porre delle domande presuppone che il bambino, sapendo di non sapere, comprenda che può colmare la mancanza di informazioni ponendo interrogativi ad adulti in grado di fornirgli delle risposte. Inizialmente i quesiti posti dai bambini riguardano aspetti concreti come i nomi degli oggetti o il significato di nuovi vocaboli, mentre successivamente l’interesse si concentrerà sulle cause degli eventi, con frequenti richieste di spiegazioni su ciò che accade. Verso i quattro/cinque anni i bambini si trovano in una condizione ideale per esplorare e conoscere il mondo, poiché hanno adeguate capacità linguistiche, stanno sviluppando nuove competenze cognitive e guardano con grande interesse, e senza preconcetti, la realtà che li circonda.
A volte i genitori, stanchi delle continue domande dei bambini, sono portati a pensare che i piccoli non siano realmente interessati alle risposte, ma che agiscano con l’intenzione di infastidirli o di creare confusione. Tuttavia sappiamo che le domande poste dai bambini nascono dal bisogno di soddisfare un’esigenza che, se durante i primi anni può anche essere connessa al mettere alla prova nuove competenze linguistiche, successivamente è dettata dalla curiosità per le nuove scoperte. I piccoli ascoltano con interesse le risposte che gli vengono date e spesso pongono ulteriori domande per arrivare a una comprensione più completa dell’argomento. Inoltre, solitamente, più la risposta è soddisfacente più i bambini tendono a fare domande di approfondimento, mentre in caso di risposte poco soddisfacenti tendono a ripetere la domanda posta. Può anche succedere che i bambini ripetano molte volte la stessa domanda per attirare l’attenzione degli adulti che, magari impegnati in altre attività, sembrano non aver compreso ciò che il piccolo sta chiedendo loro.
I genitori, adottando alcuni accorgimenti, possono sostenere e rafforzare la curiosità e il bisogno di sapere dei loro bambini, favorendo di conseguenza l’acquisizione di nuove abilità e nuovi vocaboli e accelerando l’apprendimento. Con questo obiettivo è bene, innanzitutto, tenere sempre a mente che le domande nascono da un genuino interesse dei bambini e li aiutano a conoscere e a dare un significato a ciò che li circonda. Quindi, per quanto possibile, mamma e papà possono cercare di dare risposte immediate e comprensibili, modulando i contenuti e il linguaggio sulla base dell’età del figlio. Un accorgimento fondamentale è evitare di criticare il bambino o deriderlo per le domande poste, poiché in questo modo si andrebbe a inibire il desiderio di confrontarsi per apprendere. Se la domanda posta riguarda un argomento che interessa particolarmente il bambino o che suscita anche la curiosità del genitore è possibile dare spiegazioni più dettagliate, approfondendo anche successivamente il tema magari attraverso l’ausilio di libri o immagini. Oltre a fornire risposte al piccolo, può essere interessante stimolare il ragionamento e il coinvolgimento attivo del bambino attraverso nuove domande (“Secondo te perché?”) accogliendo anche eventuali spiegazioni fantasiose o fantastiche. In questo modo il bambino è stimolato a riflettere sulle sue stesse domande e a cercare attivamente delle risposte. Allo stesso modo può essere interessante mostrare al bambino che anche gli adulti si pongono delle domande su ciò che li circonda, proponendo eventualmente letture di libri, dedicati alla fascia di età del piccolo, che riguardino proprio i “perché”. In questo modo si favorisce il mantenimento di uno spirito di interesse e curiosità utile per i successivi apprendimenti e si valorizza l’importanza di porsi domande stimolanti, anziché privilegiare unicamente la correttezza delle risposte.