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Come favorire l’unione tra fratelli

Spesso accade che, in concomitanza della nascita di un nuovo bambino, mamma e papà sviluppino l’aspettativa che tra i piccoli di casa si crei un legame speciale, che gli consenta di diventare un punto di riferimento l’uno per l’altro nell’intero arco della vita. Il rapporto che si crea tra fratelli dipende da molti fattori, ma può essere sicuramente favorito da piccoli accorgimenti che possono essere adottati all’interno della famiglia.
Per promuovere l’unione tra fratelli i genitori possono impegnarsi, fin dai primi giorni di vita dei bambini, per favorire la presenza di interazioni positive tra i figli.
Sappiamo che le esperienze relazionali positive (un sorriso, una carezza, ridere insieme) ripetute nel tempo creano un bagaglio fondamentale per la strutturazione del legame e consentono ai bambini di affrontare con maggior facilità i naturali momenti di disaccordo. In linea generale, quindi, per favorire le esperienze positive e promuovere l’unione tra fratelli, mamma e papà potranno incentivare il coinvolgimento dei bambini in attività divertenti (ballare, ridere, cantare), valorizzare la cooperazione, ma anche promuovere piccole attenzioni e reciproche dimostrazioni di affetto.

Come viene spesso evidenziato, è sicuramente bene evitare i confronti tra i bambini poiché tendono ad acuire la rivalità; teniamo a mente che vanno evitati anche i confronti che potrebbero apparire positivi (“come sei bravo che sai vestirti da solo, invece il tuo fratellino che è ancora piccolo non è capace”) poiché, anziché stimolare l’unione, possono spingere i fratelli maggiori a cercare gratificazione attraverso la dimostrazione della propria superiorità. Anziché puntare sulla competizione è bene promuovere la cooperazione, valorizzando il concetto di squadra e rafforzando l’idea che fare le cose insieme consente di raggiungere migliori risultati (“vediamo se riuscite a organizzarvi per riordinare tutto entro due minuti, insieme si riesce meglio!”). La relazione, oltre che sulla cooperazione, si basa anche sull’affetto e sulla cura reciproca; per questo motivo è utile che i genitori favoriscano il coinvolgimento dei bambini in compiti di cura adeguati all’età (leggere al fratellino più piccolo, aiutare a far tornare il sorriso alla sorella maggiore, ma anche partecipare quando qualcuno in casa si fa male, magari aiutando mamma e papà a prendere ciò che occorre per le medicazioni).

I genitori, in alcune occasioni, possono provare a fare un passo indietro ponendosi nel ruolo di osservatori per consentire ai figli di imparare ad occuparsi l’uno dell’altro e rafforzando, di conseguenza, il legame e la percezione di vicinanza tra fratelli. Infine, per ridurre tensioni e gelosie, è fondamentale che i genitori dedichino del tempo a rafforzare il rapporto con ciascun figlio, in modo che ogni bambino, sicuro dell’amore di mamma e papà, possa vedere come una risorsa, anziché come una privazione, la presenza del fratello. Con questo obiettivo è utile tenere a mente e sottolineare che il legame con ogni figlio è unico e speciale, valorizzando le specificità individuali.

Le relazioni tra bambini, e in particolare tra fratelli, sono caratterizzate, oltre che da momenti di gioco e affetto, anche dalla presenza di inevitabili conflitti. I genitori non devono farsi spaventare dalla presenza di conflittualità o emozioni intense poiché anche queste sono delle importanti opportunità per rafforzare il legame e apprendere abilità che saranno molto utili nell’intero arco della vita. Mamma e papà potranno sostenere i piccoli nella gestione dei conflitti accogliendo le divergenze come parte della relazione e ponendosi in attento ascolto di entrambi i figli; in questo modo, sempre senza esprimere giudizi o assumere il ruolo di giudice, potranno incoraggiare i bambini ad ascoltarsi reciprocamente e a trovare una soluzione.
Nelle occasioni in cui questo non è possibile, magari perché il conflitto è troppo acceso, bisogna intervenire per separare i due litiganti, chiedendo loro di cercare differenti modalità per esprimere le proprie emozioni, e guidandoli, in caso di necessità, nella scelta di possibili soluzioni condivise. Così facendo si offre ai piccoli l’opportunità di imparare gradualmente a risolvere i conflitti, ad ascoltare gli altri e ad esprimere le proprie esigenze ed emozioni con modalità non aggressive.