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Come aiutare i bambini che si sentono esclusi dai compagni

I bambini, sia a scuola che nell’ambito delle attività pomeridiane, si trovano a confrontarsi frequentemente con situazioni sociali nuove, nelle quali possono di volta in volta creare rapporti interpersonali con i coetanei. Spesso, in queste occasioni sociali estremamente stimolanti, emergono importanti differenze nell’approccio relazionale dei piccoli; alcuni bambini, infatti, possono essere più vivaci e socievoli, altri maggiormente introversi e amanti di attività più tranquille, senza tuttavia avere per questo problematiche relazionali. Sappiamo che la presenza di amicizie, in particolare in ambito scolastico, ha effetti positivi nei sul benessere dei bambini, poiché ne rafforzare l’autostima e favorisce una gestione positiva delle piccole difficoltà.

Tuttavia può anche accadere che alcuni bambini fatichino ad accogliere le sfide relazionali con tranquillità.
Quando i piccoli manifestano difficoltà a costruire amicizie e si sentono isolati dal resto del gruppo, tendono a vivere con tensione le esperienze scolastiche o extrascolastiche e a esprimere il loro disagio anche in ambito familiare, con conseguente apprensione di mamma e papà. In questi casi, soprattutto se il bambino è piccolo, è bene cercare di approfondire ciò che sta avvenendo attraverso altre fonti, o, ancora meglio, creando occasioni in cui poter osservare il bambino mentre interagisce con i suoi compagni, in modo da discriminare episodi sporadici (ad esempio la tristezza connessa a un occasionale diverbio) da reali difficoltà relazionali. Se le difficoltà relazionali riguardano il contesto scolastico è utile chiedere un colloquio alle insegnanti, che possono proporre una lettura più variegata di ciò che succede a scuola, segnalando eventuali fragilità su cui lavorare. Dopo aver chiaramente definito le motivazioni, mamma e papà potranno intervenire per aiutare il piccolo a migliorare gradualmente la capacità di creare relazioni interpersonali e di costruire durevoli e soddisfacenti rapporti di amicizia, competenze che lo accompagneranno durante tutto l’arco della vita.

Ma come aiutare i bambini a sviluppare le competenze relazionali utili a rapportarsi meglio con coetanei? Attraverso il dialogo, l’esempio e il gioco mamma e papà possono aiutare i loro bambini a sviluppare e a mettere in pratica alcune capacità quali comprendere lo stato emotivo degli altri e reagire ad esso in modo opportuno, regolando il proprio comportamento. In questo modo (anche attraverso la condivisione di esperienze personali del genitore o utili giochi di ruolo) i bambini impareranno a cogliere segnali verbali e non verbali nonché a comprendere come affrontare momenti di tensione. Successivamente è utile calare nella pratica quanto appreso, magari organizzando pomeriggi di gioco con alcuni compagni in un ambiente tranquillo e con la presenza di mamma o papà, che potranno porsi come osservatori amorevoli e discreti. In queste occasioni è importante che i genitori non intervengano, a meno che i bambini non facciano cose pericolose, sia per permettere loro di scoprire in autonomia le conseguenze delle loro azioni, che per evitare di sottoporli a vissuti di vergogna e imbarazzo. Una volta concluso il pomeriggio ci sarà la possibilità di commentare con il bambino quanto avvenuto, con l’accortezza di focalizzarsi sui comportamenti positivi, rinforzandoli attraverso commenti precisi e specifici (ad esempio anziché “sei stato bravo” prediligiamo frasi quali “hai condiviso molto bene i tuoi giochi”).

Qualora il piccolo manifestasse particolare timidezza con conseguente difficoltà a mettersi in gioco in situazioni relazionali, bisognerà porre attenzione a comprendere i suoi bisogni, mettendosi in ascolto dei suoi vissuti emotivi ed evitando sollecitazioni eccessive e irrealistiche che potrebbero scoraggiarlo o andare ad amplificare eventuali stati d’ansia. Questi accorgimenti, tuttavia, non devono portare il genitore a limitare la vita sociale del bambino o ad avallarne i timori, ma piuttosto possono indirizzare mamma e papà nel fornirgli il loro sostegno e nel proporgli esperienze adeguate. Con questo scopo può essere utile trovare, con il bambino, delle strategie per affrontare eventi percepiti come ansiogeni, magari visualizzando insieme ciò che potrebbe succedere e come gestirlo. Anche in questo caso può essere utile organizzare occasioni di gioco pomeridiano, che andranno attentamente condivise con il bambino, in modo che le viva come delle opportunità e non come delle forzature; si potrà, quindi, proporgli di sperimentarsi all’interno di situazioni confortevoli, in cui la conoscenza di altri bambini possa avvenire in un ambiente sereno e accogliente (ad esempio a casa del bambino, magari prevedendo la partecipazione di un coetaneo di riferimento e individuando un’attività strutturata che consenta di ridurre l’ansia). In questo modo il piccolo, oltre a sviluppare gradualmente le sue competenze, avrà occasione di avviare più facilmente rapporti di amicizia che potranno proseguire anche in altri contesti.