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Bimbi: Se soffrono di allergie primaverili come aiutarli a superare i fastidi

Durante la primavera e l’estate, con la presenza di pollini nell’aria, molte persone, adulti e bambini, presentano reazioni allergiche che possono comportare sintomi quali raffreddore, bruciore agli occhi e, in alcuni casi, asma.
La presenza di questa sintomatologia può causare fastidi e irritazione nei bambini, limitando la possibilità di trascorrere notti serene e comportando difficoltà di concentrazione durante il giorno. Purtroppo questo tipo di allergia si presenta proprio nel periodo in cui i bambini potrebbero maggiormente beneficiare della possibilità di trascorrere il proprio tempo all’aria aperta e in contatto con la natura. Quali accorgimenti possono adottare i genitori di bambini che soffrono di allergia?
Gli esperti in tema di allergie consigliano di ridurre l’esposizione dei bambini agli allergeni, valutando con accortezza quali attività proporre al bambino ed evitando, quindi, le attività che si praticano in ambienti ricchi di pollini, dove i fastidi potrebbero acuirsi. Nell’effettuare queste considerazioni bisogna anche tenere presente lo stato emotivo del bambino; non sempre, infatti, i bambini accolgono con serenità le limitazioni imposte loro dalla presenza di allergie. Per evitare di alimentare i vissuti di insofferenza del bambino sarebbe bene, qualora la situazione di salute lo consenta, evitare limitazioni eccessivamente drastiche, consentendo, ad esempio, al bambino di trascorrere del tempo al parco con gli amici, avendo la premura di adottare piccoli accorgimenti (come evitare o limitare le uscite durante le giornate o negli orari di maggior concentrazione dei pollini). Il modo migliore per aiutare i bambini ad adottare abitudini corrette e ad accogliere i suggerimenti di mamma e papà è coinvolgerli su quanto sta avvenendo; per questo motivo è bene, innanzitutto, che i genitori spieghino loro con chiarezza il problema e quali sono le situazioni che possono esacerbare la sintomatologia, in modo che i bambini stessi possano iniziare (sempre gradualmente e in modo coerente con l’età) a divenire attivi nella tutela della loro salute. Con questo obiettivo sarebbe meglio evitare, quando possibile, conflitti con il bambino su queste tematiche o di mettere in atto punizioni qualora occasionalmente non rispettasse le corrette abitudini concordate. Infatti, per consentire al bambino di accettare le necessarie limitazioni e interiorizzare i comportamenti che possono favorire il suo benessere, è utile aiutarlo ad avere un ruolo nelle decisioni prese (magari anche attraverso compromessi) ed evitare di aggiungere tensione con imposizioni che avverte come ingiuste.
Una particolare attenzione meritano le situazioni in cui l’allergia comporta sintomi particolarmente gravosi, quali gli attacchi d’asma. Sappiamo che la sintomatologia connessa all’asma (difficoltà respiratorie, dispnea) può avere un importante impatto psicologico per il bambino e la famiglia, limitando le attività quotidiane e riducendo il benessere. Accade frequentemente che i bambini che affrontano attacchi di asma avvertano paura, insicurezza e la percezione di non avere il controllo su ciò che accade. Per questi motivi è importante che i genitori si rivolgano a professionisti che possano fornire le informazioni mediche necessarie anche al fine di avviare un percorso di accettazione della situazione che consenta a mamma e papà di porsi in ascolto del bambino, evitando di sovraccaricarlo con la propria preoccupazione. In questi casi è importante che i genitori evitino reazioni di iperprotezione, spesso condizionate dall’ansia, che potrebbero comportare un aumento della paura e dell’insicurezza del bambino. Infatti, a questo proposito, alcune ricerche hanno evidenziato che i bambini con una maggior consapevolezza del problema, una miglior autostima e una maggior percezione delle proprie possibilità di gestire la situazione hanno sintomi più contenuti rispetto ai bimbi privi di queste caratteristiche e una conseguente miglior qualità della vita. Nel caso in cui la famiglia fatichi ad accettare il problema o siano presenti ricorrenti vissuti negativi del bambino (quali la convinzione di essere “rotto”, crisi di rabbia, ansia o profonda tristezza) è bene che i genitori si rivolgano ai propri medici di fiducia per individuare modalità utili a favorire il benessere psicologico dei figli.